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Attività del gruppo : Raconti e immagini
 Inviato da speleo il 20/4/2010 22:00:00 (93 letture)

Il GRUPPO SPELEOLOGICO FAENTINOinvita alla serata dedicata alla "Esplorazioni geografiche e speleologiche" organizzata in collaborazione con il Comune di Faenza nell'ambito della XX settimana della cultura scientifica e tecnologica.
La serata sarà incentrata sui racconti e sulle immagini di viaggio di Luca Grillandi, presidente del Gruppo Speleologico Faentino
 e di Adrea Benassi che ci faranno rivivere i loro viaggi rispettivamente in Montenegro e nel Laos.

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Attività del gruppo : "Esplorazioni geografiche e speleologiche"
 Inviato da speleo il 20/4/2010 21:55:18 (67 letture)

Il GRUPPO SPELEOLOGICO FAENTINOinvita alla serata dedicata alla "Esplorazioni geografiche e speleologiche" organizzata in collaborazione con il Comune di Faenza nell'ambito della XX settimana della cultura scientifica e tecnologica.

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Attività del gruppo : Una vita dalla parte della natura. Studi in ricordo di Luciano Bentini
Inviato da speleo il 21/1/2010 10:30:00 (132 letture)

Venerdi 22 gennaio 2010 ore 20.30 presso Auditorium S. Umiltà - Via Pascoli, 15 Faenza - presentazione del libro:
Una vita dalla parte della natura. Studi in ricordo di Luciano Bentini

a cura di Stefano Piastra

Carta Bianca Editore, Faenza, gennaio 2010

Luciano Bentini (Faenza, 1934-2009) può essere a buon diritto considerato uno dei “padri” del protezionismo in Romagna.

In anni non sospetti, durante i quali la crescita economica sembrava dovesse avere priorità assoluta, egli si è infatti dedicato alla difesa del patrimonio naturale regionale, con particolare riferimento alle aree carsiche; accanto a tale tema, Bentini ha inoltre coltivato altri interessi, connessi alla speleologia, alla storia degli studi naturalistici, alla paletnologia.

Il volume Una vita dalla parte della natura. Studi in ricordo di Luciano Bentini, promosso dal Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, dalla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna e dal Gruppo Speleologico Faentino, intende ricordare il Nostro ad un anno dalla morte.

La monografia si articola in due sezioni ben distinte.

La prima, L’uomo e lo studioso, raccoglie i ricordi di amici e collaboratori scientifici dello speleologo e paletnologo, dipanandosi attraverso gli oltre quarant’anni da lui dedicati alla ricerca.

La seconda sezione, Contributi, si apre con un lavoro inedito dello stesso Bentini, al quale egli stava lavorando negli anni immediatamente precedenti la morte, incentrato sulle cavità naturali di interesse antropico nella Vena del Gesso romagnola, emergenza ambientale oggetto della maggior parte dei suoi studi. Seguono alcuni scritti, di vari autori, che rivisitano, a distanza di anni e alla luce di nuove acquisizioni, temi e problemi affrontati in vita dallo studioso faentino o comunque legati alle sue attività.

Su tutti, merita un cenno particolare il contributo relativo ai dibattiti e ai progetti riguardanti l’istituzione di un’area protetta nella Vena del Gesso: se a partire dal 2005, a quasi quarant’anni di distanza dalle prime proposte, tale affioramento evaporitico è stato finalmente tutelato da un parco regionale, una parte importante del merito va attribuita senza dubbio a Bentini, che attraverso gli anni portò avanti una lunga, appassionata e polemica battaglia per la sua istituzione.

Stefano Piastra

Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Dipartimento di Discipline Storiche, Antropologiche e Geografiche

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Attività del gruppo : Esplorazione all' Abisso Bentini
Inviato da luca il 21/1/2010 9:50:00 (107 letture)
Attività del gruppo

 

Questo fine settimana siamo stati all'Abisso bentini,hanno partecipato io, Stefano, Daniele (GSFa) Sonia e Zanga di reggi emilia,Roberto Corsi di Ferrara.Siamo entrati circa alle 12e30 e con molta calma(5ore) siamo arrivatialla risalita che si trova poco prima dell'arrivo del polistirolo, quì ci siamo divisi Sonia Zanga e Daniele hanno fatto la risalita, il pozzo da risalire è veramente bello la base è3x1,5 occupata interamente da una vaschetta di concrezione ,il pozzo è alto unadecina di metri, le pareti sono verticali e metà del fusoide è occupato da una grossa colonna di concrezione e nella parte alta del pozzo c'è anche una enorme stallatite; la concrezionee il pozzo sono stati chiamati "la fontana zen" in alto purtroppo la finestra era 10cm x50cm con poca aria per cui niente di fatto.Io Stefano e Roberto siamo andati alla diaclasi a fare il rilievo di ciòche avevamo esplorato la volta scorsa, durante il rilievo abbiamo settacciato questa nuova diramazione in cui l'aria che viene chiaramente da sotto se ne va chiaramente verso l'alto lungo la frattura, chissa dove va a finire sicuramente in qulcosa di grosso se riesce a creare l'inversione dell'aria.Comunque arai a parte non ci sono diramazioni in cui si corre, l'unica degna di nota è un meandro 150cmX80cm che abbiamo percorso per una 15ina di metri e ci siamo fermati di fronte a una lama  che ostruisce il passaggio manzabile,oltre si vede che prosegue, io eRoberto ci siamo accaniti su di lei a sassatecon scarsi risultati, spero almeno che si sia presa abbastanza paura da farci passare la prossima volta, qui c'è aria che va nel senso giusto cioè ci veniva in faccia.Due note interessanti, la prima è che ci siamo affacciati su uno sfondamento che da sul p25(prima o poi bisogna dargli un nome) si vedeva la finestra in cui si getta la cascata,l'ambiente sembra molto grande (pure troppo visto che il pavimento da cui mi ero affacciato, sembrava che sotto  fosse vuoto) sarebbe interessante calarsi da quel punto per vedere se ci sono altri livelli. L'altra nota interssante è che poco prima del p25 il meandro si allargaformando una sala molto alta, in questo punto ci sono dei grandi drappi di concrezione anche qui c'è una inversione dell'aria cioè sale e in alto si vede una finestra a circa 10 m da terra .

Il ritorno è stato come al solito una rottura di palle, le strettoie in salita sembrano sempre più strette che in discesa, ma hanno i gorni contati e anche il fango sembra più fangoso.La via per il Basino è ancora lontana e mi sà che in questo caso siamo noi ad avere i giorni contati... (toccatevi le palle).Siamo usciti alle 7 del mattino (nevicava) siamo andati in pasticceria a Riolopoi a casa, io ho passato la giornata a dormire sul divano, la camera da letto al piano superiore mi sembrava eccessivamente lontana.
Ciao a tutti Luca e come sempre grotta dura senza paura!!!! 

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Attività del gruppo : PROKLETIJE 2009
Inviato da luca il 19/11/2009 9:25:30 (177 letture)

Montenegro 2009

Le Prokletije sono un gruppo montuoso delle Alpi Dinariche ubicate ai confini tra Kosovo, Montenegro e Albania. La vetta principale è la Maja e Jesercës (2694 m), montagna che costituisce anche la cima più alta delle Alpi Dinariche. All’interno di questa catena, a nord delle Sarskin planina in Albania, si sviluppano, per 70 km da sud-ovest a nord-est, le Prokletije montenegrine, meta della nostra spedizione.

Dopo una prospezione effettuata nel 2008 e una ricerca bibliografica, l’area è risultata una delle zone carsiche speleologicamente meno esplorate di questo paese e la più disabitata; inoltre i notevoli dislivelli tra le zone di assorbimento e le risorgenti potrebbero portare alla scoperta di complessi carsici di grandi dimensioni. In particolare è stata presa in esame la regione del Belic, situata a sud della città di Plav, che ha un estensione di circa 40 km quadrati.

La ricerca bibliografica effettuata tramite web è stata molto importante: ci ha permesso di risalire a tutte le spedizioni effettuate in questa zona, in particolare da parte dei polacchi del Wielkopolski Klub Taternictwa Jaskiniowego (WKTJ) presenti dal 2006 con campi organizzati ogni anno. Subito contattati, ci hanno fornito molti dati, in particolare la suddivisione delle aree del massiccio, la numerazione catastale che hanno adottato (per evitare inutili sovrapposizioni) e i posizionamenti delle grotte conosciute.

L'area presa in esame era completamente inesplorata dal punto di vista speleologico, per cui abbiamo scelto di fare una spedizione leggera per ridurre al minimo la logistica, e di fare un campo itinerante per individuare i luoghi migliori per la ricerca degli ingressi. Nel primo tratto dell’avvicinamento parte dei materiali sono stati trasportati utilizzando dei cavalli; il primo campo è stato allestito a circa 1800 metri, poco sopra il limitare del bosco nei pressi di Stanovi, un piccolo alpeggio in cui abitano due famiglie di pastori, con cui abbiamo stretto ottimi rapporti a forza di gesti, caffé turco e sigarette. Dalia in particolare, molto incuriosito da quello che cercavamo e molto interessato all'acqua, che qui è merce rara, ci ha accompagnato a molti ingressi che conosceva, nascosti tra pareti, cenge e prati sospesi. In una giornata ci ha regalato circa una decina di pozzi che indubbiamente noi non avremmo mai trovato.

Il secondo campo è stato sistemato a circa 2000 metri. Qui il paesaggio è quello classico delle aree carsiche alpine, la concentrazione di pozzi a neve è elevata e il carsismo superficiale è molto accentuato: questo per nostra fortuna ci ha permesso di posizionare circa 40 cavità, in un area di circa 2 chilometri quadrati, di cui 30 esplorate, rilevate e fotografate senza grandi spostamenti. La maggior parte di queste cavità è costituita da pozzi a cielo aperto che chiudono con frane o tappi di ghiaccio. Le più profonde sono: un -90 m, un -110 m e la grotta che ha dato senso alla spedizione "la Grotta dei liberi", -320 m, indicata proprio da Dalia ed esplorata l'ultimo giorno di campo. La grotta si apre su una cengia a circa 1900 metri, con un ingresso di dimensioni modeste ma con una notevole quantità di aria uscente; lo sviluppo è verticale e vari arrivi vi si innestano generando un corso d'acqua che, dopo l'ultimo pozzo da 70 m, forma un meandro che termina con un sifone. Nella parte alta abbiamo poi individuato un passaggio che molto probabilmente permetterà di bypassare il sifone.

La spedizione è terminata visitando la probabile sorgente del massiccio, una grande valchiusana (Savnik Oko) che si trova a circa 1000 metri di quota nei pressi del paese di Vusinje. Viste le notevoli potenzialità esplorative abbiamo già pensato alla prossima spedizione, che si svolgerà sempre nel mese di luglio del prossimo anno.

Hanno partecipato alla spedizione: Luca Grillandi (GSFaentino), Andrea Benassi, Luigi Russo (GSMatese), Valerio Olivetti (ASR), Paolo Turrini (CSR), Guido Baroncini Turricchia, Antonio Trocino (EXPLORA).

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